Autoproduzione 2.0. L’autoproduzione nell’era digitale

Autoproduzione 2.0. L’autoproduzione nell’era digitale

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In che modo possiamo parlare di autoproduzione nel mondo digitale? Qual è l'apporto del web al mondo dell'autoproduzione?

Autoproduzione 2.0 - L'Autoproduzione nel mondo digitale

In quale misura il mondo digitale sta apportando cambiamenti al mondo dell’autoproduzione? Come è possibile conciliare il mondo virtuale a quello reale della realizzazione di oggetti e prodotti tangibili, siano essi mobili, cibi o cosmetici? Sono domande su cui ho riflettuto spesso negli ultimi mesi, sin da quando il progetto del Laboratorio dell’Autoproduzione era ancora in fase embrionale. Ho provato a dare alcune risposte e a indagare su alcune delle realtà in cui il mondo digitale e quello analogico vengono in contatto, rafforzandosi l’uno con l’altro.

Libertà… digitale?

Una discussione molto attuale riguarda la libertà di condivisione dei contenuti sul web. Nel mondo dell’autoproduzione 2.0, c’è uno scontro tra due mondi opposti e complementari: quello delle realtà offline e quello del web. Se da una parte, tradizionalmente, l’autoproduzione nasce come condivisione “casalinga” di idee, saperi, ricette, dall’altra il mondo del web permette di estendere il raggio d’azione e di condivisione dei propri saperi ad un pubblico non solo più vasto, ma spesso completamente sconosciuto.

Stiamo assistendo ad un declino dei rapporti umani e personali? Credo di no. Quello che il mondo di internet ha permesso  lo dimostrano i molti siti, profili Twitter e gruppi di Facebook dedicati all’autoproduzione  è di rendere facilmente accessibili contenuti di ogni tipo a chiunque lo desideri. In modo analogo ha reso possibile un aumento della condivisione di concetti e idee. Nella realtà del mondo offline, difficilmente è possibile condividere le proprie ricette o progetti con 7.000 persone dagli interessi simili ai propri. Nel mondo online, invece, non solo è possibile ma di fatto è una realtà dimostrata da forum, gruppi e siti web.

Il mondo, fortunatamente, non funziona con una logica binaria, non è fatto di bianco o nero, di mondi offline o mondi online. Quello che serve è forse un compromesso che possa conciliare la concretezza dell’autoproduzione nel mondo reale e la libertà di condivisione dei propri contenuti tipica di internet.

Sporcarsi le mani, intessere rapporti personali e reali, quindi, ma anche condividere le proprie idee, essere aperti alle critiche, imparare dagli altri, anche se sconosciuti. In questo senso il web ci offre possibilità davvero infinite. Cerchiamo solo di non perdere di vista i riferimenti reali che, in fondo, rendono l’autoproduzione quello che è: creazione di oggetti reali attraverso la condivisione.

FabLab e Makers

Ecco un esempio di contesti che uniscono il mondo digitale a quello offline creando nuove sinergie: i FabLab, una realtà molto in crescita negli ultimi anni, soprattutto nelle grandi città. Abbreviazione di Fabrication Laboratories, i FabLab sono dei veri e propri centri di produzione fai-da-te in cui è possibile creare tutto o quasi utilizzando tecnologie e macchinari computerizzati e all’avanguardia.

Pur non permettendo di raggiungere livelli di produzione di massa pari a quelli delle grandi aziende, questi piccoli laboratori offrono all’utente finale una serie di strumenti automatizzati con cui è possibile creare prodotti finiti. Unicità di questi FabLabs è il concetto di open source su cui si basano: uno scambio di idee, software, materiali e macchinari libero, in cui ognuno può contribuire in base alle proprie capacità.

Pur nascendo come laboratori per appassionati del mondo digitale (definiti makers), queste realtà stanno contribuendo ad un piccolo risorgimento delle botteghe artigianali, che in questo caso uniscono il mondo dell’artigianato al mondo digitale attraverso macchinari quali stampanti 3d e laser cutters. Quello che di fatto ci permettono di fare questi laboratori, è la creazione fai-fa-te di oggetti di uso comune: sedie, bicchieri, tazze, stampi per il sapone, utilizzando il computer per creare oggetti concreti attraverso quella che potremmo definire “autoproduzione digitale”.

Se volete approfondire questo tema vi consiglio un’intervista a Fabrizio Cotza sul tema dei FabLab e dei Makers (Fabrizio è uno dei massimi esperti italiani di questo nuovo fenomeno), pubblicata sul sito viviconsapevole.it e il libro Maker A-Z edito da Altreconomia sul fenomeno dei Makers.

Cosa ne pensate? Fatemi sapere la vostra opinione in un commento qui sotto!


Le opinioni espresse in questo post sono esclusivamente quelle dell’autore. In nessun caso possono essere considerate come opinione o responsabilità de Il Laboratorio dell’Autoproduzione.

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