Un breve approfondimento sui sistemi e i marchi di certificazione della gestione forestale, per capire come orientarsi nella scelta del legno "vergine".

Spesso nel creare progetti con il legno, capita di avere bisogno di materiale vergine. Non sempre, infatti, è possibile reperire l’asse di legno perfetta, la cornice o la maniglia giusta per il comodino dei nostri sogni semplicemente cercando nei cassonetti o in soffitta. Si è quindi costretti ad acquistare legno “nuovo”, appena uscito da una segheria.

Quando si scelgono delle assi, è sempre bene chiedersi da dove vengono, qual è l’impatto sull’ambiente causato dal taglio delle foreste da cui provengono e, soprattutto, come e da chi è stato gestito tutto il processo di lavorazione. Come molti sapranno, esistono delle certificazioni che possono venirci in aiuto. Quali sono? In cosa consistono? Qual è la loro storia? Che garanzie ci danno?

Quando si sceglie del legno, è sempre bene informarsi su quale sia stato il suo impatto ambientale.

COS'È LA CERTIFICAZIONE DI GESTIONE FORESTALE

Generalmente, per certificazione forestale si intende una dichiarazione di una terza parte, ovvero di un organismo indipendente, che verifica e attesta che prodotti, servizi e sistemi produttivi siano conformi a determinati parametri di “corretta e buona” gestione.

Obbiettivo di questa certificazione è assicurarsi che la foresta venga tutelata, conservandola e se possibile migliorandola, in modo tale da passarla alle generazioni future nelle stesse condizioni o in condizioni migliori secondo principi di sostenibilità ambientale, economica e sociale.

Le certificazioni forestali garantiscono, quindi, che processi e prodotti (vedi Glossario) legati all’utilizzo delle foreste siano controllati e verificati.

GLOSSARIO: PROCESSI E PRODOTTI

  • PROCESSO: insieme di risorse e di attività che trasformano degli elementi di ingresso (es.: gli alberi) in elementi in uscita (es.: una trave in legno). In pratica, tutti i procedimenti che contribuiscono alla creazione di un prodotto in legno.
  • PRODOTTOrisultato dei processi. Esso può essere sia intenzionale (es.:un tavolo in legno), sia non intenzionale (ad esempio un prodotto inquinante creatosi durante i processi di trasformazione del legno).

LA STORIA DELLE CERTIFICAZIONI DI GESTIONE FORESTALE

Una mappa della distribuzione delle foreste e del cambiamento nel corso del periodo 2000-2012. Per consultare la mappa interattiva cliccare sull'immagine.
Una mappa della distribuzione e del cambiamento delle foreste nel corso del periodo 2000-2012. Per consultare la mappa interattiva cliccare sull’immagine.

 

Perdita superficie forestale globale
Le aree rosse della mappa indicano le zone forestali andate perdute nel corso del periodo 2000-2012. Per consultare la mappa interattiva cliccare sull’immagine.

La nascita delle certificazioni forestali si può far risalire alla fine degli anni ’70, quando in Germania iniziarono a diffondersi i primi eco-labels, marchi di sostenibilità ambientale per servizi e prodotti delle aziende. Lo sviluppo iniziale delle certificazioni della gestione forestale si inserisce nel contesto della lotta contro lo sfruttamento delle risorse naturali, in particolare contro il fenomeno della deforestazione, una delle maggiori cause di emissione di gas serra nell’atmosfera e della riduzione degli habitat naturali e della biodiversità. Iniziava ad essere evidente infatti che lo sfruttamento delle foreste, specialmente quelle nella fascia tropicale, in cui si trova il 32 per cento della superficie forestale del pianeta, non era sostenibile (per il concetto di sostenibilità, si può consultare online il classico Silent Spring di Rachel Carson).

Nei decenni successivi, queste certificazioni si svilupparono e vennero adottate da numerosi Paesi, grazie alle sollecitazioni da parte di movimenti ambientalisti, ma anche su richiesta del mercato. Bisogna ricordare, infatti, che furono molte le aziende che spinsero verso lo sviluppo di certificazioni green, in primis per rispondere ad obbiettivi economici attraverso politiche aziendali che vennero in seguito identificate con il nome di green marketing.

Un marchio green è infatti un’attrattiva in più per il potenziale cliente e quindi un vantaggio competitivo rispetto alle aziende concorrenti. Un esempio: una ricerca condotta in Germania nel 1989 indicava che i prodotti marchiati “Der Blaue Engel” (la prima ecolabel tedesca) erano preferiti dal 75% dei consumatori, con incrementi del fatturato fino al 40% per le aziende che la utilizzavano.

Il processo si sviluppò quindi parallelamente su due fronti: da una parte i consumatori richiedevano prodotti che garantissero un sistema produttivo più rispettoso nei confronti dell’ambiente, dall’altra le industrie risposero alla richiesta del mercato migliorando i propri processi produttivi e la qualità delle produzioni.

Inizialmente sviluppate all’esterno degli enti governativi, le certificazioni forestali attraversano in questo periodo una fase di riconoscimento da parte di governi e organizzazioni internazionali, come ad esempio nel testo della Dichiarazione di Rio del 1992, in cui venne riconosciuto da parte delle Nazioni Unite il concetto di Gestione Forestale Sostenibile o GFS (il documento originale è consultabile presso il sito delle Nazioni Unite).

I PRINCIPALI SCHEMI DI CERTIFICAZIONE SPECIFICI DELLA GESTIONE FORESTALE

FSC (Forest Stewardship Council)

Certificazione, nata nel 1993, basata sulla definizione di 10 principi e 56 criteri per la buona gestione delle foreste naturali e delle piantagioni. La certificazione prevede un sistema di linee guida per gli enti di certificazione e un apposito marchio per i prodotti provenienti dalle foreste certificate. L’FSC non effettua direttamente attività di certificazione ma si assicura, attraverso verifiche specifiche, che gli enti di certificazione rispettino le suddette linee guida. Gli enti accreditati FSC possono emettere due tipi di certificati:

  • Certificazione della gestione forestale: garantisce una corretta gestione delle fasi di pianificazione, di sviluppo e di taglio della foresta/piantagione
  • Certificazione di rintracciabilità dei prodotti o chain of custody: assicura che le fasi di lavorazione, dalla materia prima fino al prodotto finale, rispettino le linee guida FSC

Solo nel caso in cui un’azienda ottenga entrambe le certificazioni, essa è intitolata all’utilizzo del logo FSC sul prodotto finale (quindi effettivamente visibile al consumatore). Nel caso in cui l’azienda ottenga solo la prima certificazione, essa è intitolata ad utilizzare il logo FSC off-product, ovvero per attività promozionali e per indicare il proprio supporto al programma FSC, ma non sul prodotto finito.

L’importanza di questa suddivisione sta nel voler creare un’integrazione verticale della gestione del legname che unisca negli intenti organizzazioni forestali (chi gestisce il terreno forestale) e industrie di trasformazione (chi si occupa della trasformazione del legno). In Italia, sono pochi gli esempi di organizzazioni forestali che si occupano anche delle fasi di trasformazione, un esempio è la Magnifica Comunità di Fiemme e le sue segherie, certificate a partire dal 1997.

PEFC (Programme for the Endorsement of Forest Certification scheme)

Programma di Valutazione degli schemi di Certificazione Forestale fondato nel 1998 con lo scopo di fornire un quadro di riferimento comune per il territorio europeo. Esso è un’organizzazione “ombrello” che riunisce schemi di gestione forestale precedentemente sviluppati a livello locale. Il PEFC è nato come iniziativa indipendente dell’industria forestale e di trasformazione del legno, in alternativa ai sistemi di certificazione come l’FSC, questi ultimi sviluppati principalmente secondo principi formulati da organizzazioni ambientaliste e Paesi in Via di Sviluppo, con basso coinvolgimento delle imprese.

Il PEFC stabilisce quindi un insieme di principi comuni per la certificazione volontaria di aziende private, ad un costo relativamente più accessibile rispetto al FSC. Ci sono varie discussioni sulla qualità della certificazione PEFC (potete ad esempio consultare questa analisi comparativa tra i requisiti stilata nel 2009 dal FSC), soprattutto a causa del suo legame con le industrie (che la rende meno indipendente e meno rigida rispetto alla certificazione FSC). Essa, tuttavia, è il più diffuso a livello globale, anche grazie alla considerazione politica che essa gode presso la Commissione delle Comunità Europee. Risale al 2006 la risoluzione in cui il Parlamento Europeo ha ufficialmente reso equivalenti gli schemi FSC e PEFC (benché le due organizzazioni rimangano su posizioni conflittuali o comunque differenti).

ALTRI SCHEMI DI CERTIFICAZIONE FORESTALE

Oltre ad FSC e PEFC, al mondo esistono circa una cinquantina di altri schemi di certificazione, alcuni dei quali supportati e/o inclusi nei due schemi principali, come ad esempio l’ATFS negli Stati Uniti o l’SFM in Canada. A tutti questi, sviluppati specificamente per la gestione del patrimonio forestale, va ad aggiungersi la serie ISO 14000 di normative sulla gestione ambientale dell’International Organization for Standardization (ISO), organizzazione non specifica per il settore forestale, in particolare lo standard 14001.

La coesistenza di diversi schemi di certificazione rende difficile, da un lato, un confronto tra loro (in quanto spesso le linee guida e i principi differiscono tra uno schema e l’altro). Dall’altro, vista la grande varietà di ecosistemi forestali presenti sul pianeta, è possibile scegliere uno schema di certificazione che si adatti maggiormente al tipo di foresta presa in considerazione. Uno schema sviluppato per la tutela della foresta tropicale, ad esempio, si adatterà difficilmente ad un ecosistema temperato o continentale. In Italia l’FSC si è impegnato ad adattare degli standard esistenti, con l’obbiettivo di creare un documento unico a livello nazionale che potesse adattarsi alle diverse realtà del panorama italiano, in particolare delle foreste del gruppo alpino e dei boschi appenninici e mediterranei.

LE GARANZIE DI UN SISTEMA DI CERTIFICAZIONE FORESTALE CREDIBILE

Partendo dal presupposto che ciascuno schema di certificazione abbia i suoi pro e contra e che non esista uno schema di certificazione “perfetto”, si possono identificare una serie di requisiti di base comuni alla maggior parte di essi:

  • protezione della biodiversità e delle specie a rischio
  • gestione sostenibile della coltivazione e della riforestazione
  • tutela delle fonti d’acqua
  • verifiche dei requisiti da parte di organismi accreditati
  • risultati delle verifiche e documenti relativi alla singola certificazione disponibili per la consultazione (di pubblico dominio)

A questi vanno ad aggiungersi altri criteri specifici, come ad esempio i diritti della popolazione indigena, la proprietà e i diritti d’uso della terra o i diritti dei lavoratori che partecipano nelle fasi di gestione della foresta e di lavorazione del legno.

I NUMERI DELLA CERTIFICAZIONE DI GESTIONE FORESTALE

  • 360 milioni di ettari, ovvero circa il 10% delle superfici boschive del pianeta è certificato secondo uno o più degli schemi di gestione forestale
  • lo schema di certificazione più diffuso è il PEFC, di cui fanno parte anche il CSA canadese e il SFI statunitense (220 milioni di ettari di foreste certificate)
  • 140 milioni di ettari sono certificati secondo lo schema FSC
  • 80% delle foreste certificate FSC si trova in Europa, solo il 20% invece nelle zone tropicali: gli schemi di certificazione hanno trovato più diffusione in contesti socio-geografici con tradizioni di gestione forestale già ben radicate
  • 811.000 ettari: l’estensione delle foreste certificate in Italia (circa il 9% della superficie boschiva totale), principalmente secondo lo schema PEFC (744.500 ettari)

*L’immagine di copertina, tratta da Flickr, è di photolupi.

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