La lisciaia

La lisciaia

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Ecco il luogo dove le massaie pre-boom economico del '900 si ritiravano a fare il bucato.

La lisciaia di una volta, con vista su Catinaccio.
La lisciaia in versione "vista panoramica".

Dovevano essere dei romantici, quegli architetti che hanno pensato, negli anni ’50 del 1900 di costruire una simile lisciaia. Al settimo piano, sul tetto, con vista panoramica sulle Dolomiti (Sciliar – Schlern a sinistra e Catinaccio – Rosengarten a destra). La casa ai suoi piedi nasce a Bolzano negli anni del boom economico post seconda guerra mondiale. Saranno anche stati dei romantici, ma sicuramente non sono stati dei visionari. La lavatrice stava diventando economicamente più accessibile, ma soprattutto stavano diffondendosi sempre di più i detersivi industriali. Non più cenere e sapone, dunque, ma tensioattivi per pulire i panni. E invece quei romanticoni hanno pensato bene di predisporre la lisciaia in cima all’edificio. Il posto dove le brave massaie sarebbero andate a lavare e stendere i loro panni. Ne ho viste altre, dimenticate in qualche scantinato, ma mai di così accoglienti e luminose.

Ho cercato di capire come potesse funzionare. A destra, immaginatevelo, c’è un lavatoio, come quelli che si trovano a ridosso delle vecchie fontane, dotato di un ripiano inclinato (quello che si vede rotto, grigio, dietro l’asse di legno), dove sfregare il bucato, con tanto di appoggia-sapone. A sinistra, invece, la caldaia per scaldare i panni. Il fuoco si accendeva sotto l’incavo, in cui immagino andasse una specie di enorme paiolo, altrimenti non si spiega dove scolasse tutta l’acqua che scendeva dal rubinetto sopra la struttura. Le due porticine ai lati non sono riuscita a capire cosa potessero servire, forse a far circolare meglio l’aria, in caso di necessità. Sotto lo sportello centrale poteva essere recuperata la cenere, che veniva inserita in un sacco di tela in mezzo ai panni, mentre bollivano. Si otteneva così una sostanza molto basica, la lisciva, che veniva utilizzata come principio lavante.

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