Forse l'avrete intravista tra gli scaffali di uno di quei supermercati che vendono solo prodotti per la casa e per la cura del corpo... in genere la propongono o come oggetto ornamentale, oppure come spugna da corpo. La luffa invece è molto di più.

La luffa è una spugna vegetale, quindi è un valido sostituto rinnovabile alle spugne petrolchimiche e a quelle animali. È la quarta via, rispetto a quelle che vengono pescate o a quelle realizzate con un processo industriale (di sintesi chimica o prodotte da cellulosa). Quante ne buttiamo via ogni anno, necessariamente smaltite tra i rifiuti generici?

La luffa invece, nasce, cresce e si sviluppa come le sue parenti zucche e zucchine. Qui vedete la coltivazione di luffe di Spugne Vegetali, un produttore sardo, che ho conosciuto di persona a Fa’ la cosa giusta di Trento. Sono stati loro ad ispirarmi la luffa abrasiva.

Un filare di luffe coltivate a Samassi, Sardegna.

La luffa, in particolare la specie Luffa cylindrica o aegyptica, appartiene alla famiglia delle cucurbitacee. Ha origini esotiche, la si trova in tutto il bacino del mediterraneo, di dimensioni maestose e a pochissimo prezzo. La potete trovare a volte anche nei negozi di commercio equo e solidale. In Italia so che viene coltivata a nord con difficoltà (ci sono degli sperimentatori a Schio (VI) e nel torinese), mentre dal centro Italia in giù cresce senza problemi. Le serve molto sole diretto e molta acqua. Se volete provare a farvela anche voi studiatevi la “Miniguida alla Luffa Cylindrica” messa a disposizione da Rosaria, un’altra produttrice di luffa, campana, sul sito I fiori del bene. È una pianta annuale, la si semina a fine marzo e la si raccoglie a inizio autunno. La si può lasciare seccare sulla pianta, oppure la si raccoglie a completa maturazione, quando il frutto diventa più leggero (di colore da verde a marrone scuro). La polpa interna si modifica, diventando fibrosa e spugnosa. A completo sviluppo, la sommità si apre da sola, per fare uscire i semi.

La si lascia seccare bene, finché non diventa circa così.

Una spugna di luffa, ancora da finire di sbucciare.

A questo punto la luffa va sbucciata e sbiancata. Alcuni la trattano con varechina (candeggina), che è altamente inquinante. In realtà basta lasciarla prima a mollo in acqua, poi in pieno sole.

La si utilizza in tranci o intera, a seconda del proprio gusto tattile personale. Si sciacqua facilmente, non trattiene i residui di cibo del lavaggio piatti a mano e si asciuga rapidamente. È estremamente igienica, se asciugata correttamente tra un uso e l’altro non fa mai la muffa, né sviluppa batteri, che la farebbero puzzare. Per un lavaggio piatti quotidiano un pezzo di luffa dura circa 1 mese. Per il corpo o per il lavaggio delle superfici e sanitari dura anche un anno. Una volta esaurita, la fibra disintegrata, la si butta nel compost (o nei rifiuti “umidi”).

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16 COMMENTI

  1. Sono un produttore siciliano di spugne di luffa, le nostre hanno una particolarità rispetto quelle che si producono all estero la fibra dopo bagnata si ammorbidisce è diventa veramente un tocca sano per la pelle perché ti fa un leggero scrub e ti rinnova la pelle, aiuta la micro circolazione interna dando sollievo a gran parte del corpo , ma con rammarico girando le erboristeria siciliane, hanno tutti un prodotto cinese o sud americano che coltivata in certi modi la spugna non si ammorbidisce diventato solo utile per i piatti http://www.nicosiagostino.com

      • Ciao Emanuela, abbiamo chiesto alla nostra amica produttrice, Laura (https://www.facebook.com/SpugneVegetali) e ahimè ti risponde così: “Mi dispiace ma, se sono verdi, non credo ci si possa fare niente. E’ possibile riuscire a ricavare la spugna quando sono sul giallo marroncino e sono leggere, in quel momento è facile sbucciarle ma bisogna sciacquarle subito perché altrimenti diventano verdi con la luce del sole..”

    • Salve, avrei una domanda. Noi abbiamo seminato la luffa a marzo ma ancora non è cresciuto niente. Tardano a nascere o proprio ciò non succederà secondo lei? Grazie

  2. Grazie del commento e della precisazione. In realtà devo dirle che le ho provate provenienti da diverse parti del mondo (alcune da commercio equo e solidale, dal Sud America) e altre, prese di persona, dal bacino del Mediterraneo (Marocco, Israele/Palestina e Istanbul) e tutte, senza alcuna eccezione, si ammorbidiscono perfettamente e sono adatte a qualunque uso. L’unica differenza a produzione locale è la dimensione e il costo, ovviamente. Le nostre son molto più piccole e costano enormemente di più. In ogni caso, una volta esaurite le mie scorte, le comprerò italiane, per un discorso di chilometraggio e di sostegno al produttore locale. Un saluto! Elisa

  3. Salve, quest’anno mi sono stati dati dei semi di luffa da piantare nel mio orto sinergico.
    Purtroppo li ho seminati a giugno inoltrato e nonostante l’estate secca e torrida di quest’anno, mi trovo con 5 belle luffe ancora verdine.. C’è un modo per recuperarle ancora? Magari usando un forno essiccatore?
    Grazie

    • Anche io ho tante zucche verdi e grandi… e la pianta, complice le piogge leggere e il clima ancora tiepido, sta sviluppando addirittura altri fiori (sia maschi che femmine!) A quanto ho capito non c’è altro da fare che rassegnarsi e aspettare che la pianta e il frutto secchi 😉 Ho notato però che le più “vecchie” hanno sviluppato una certa durezza se premute, mentre le giovani sono morbidine (come se si spremesse un peluche) Chissà se staccandone una riesco a farla seccare in modo appropriato! (magari appendendola all’ombra in luogo ventilato)

  4. Ciao, sono una produttrice di Luffa del nord Italia, http://www.in-natura.it – Cuorediluffa, dove, per ragioni climatiche, quasi ogni anno sperimento ottimi raccolti, ma che faticano nella fase finale di essicazione. Il mio consiglio, se inizia a piovere e le luffe sono ancora verdi ed esposte al freddo, meglio raccoglierle e appenderle in locali chiusi e riscaldati a temperatura costante, senza sbalzi termici. Il caldo secco può farle arrivare a maturazione ed essicazione, se la Luffa è ancora integra e soprattutto le sementi non hanno già iniziato a marcire.

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