Cosa sono e come si autoproducono le pellicole alimentari in cera, anche note come “Bee’s Wrap®”.

Per tutte le persone appassionate di Zero Waste, la moda del momento sono i “Bee’s Wrap®”, traducibile in italiano come “pellicola alimentare in cera d’api”. Io non ho mai usato la pellicola per alimenti in plastica, ma da quando ho scoperto questi tessuti impregnati di cera li trovo molto comodi. Con alcune raccomandazioni d’uso.

Pellicole in cera in azione

Che cosa è la pellicola in cera

La pellicola in cera altro non è che un tessuto di cotone (possibilmente biologico), impregnato di cera d’api (o cera candelilla per i vegani), con evenutale aggiunta di resina di pino e olio di jojoba.

Si usa come la pellicola alimentare, con la differenza che dovrete scaldarla un po’ con le vostre mani, pressandola per farla aderire alle ciotole o a se stessa (se la usate per avvolgere un panino). Una volta che avrà assunto la forma desiderata, quando si raffredderà resterà così.
In estate diventa molto più morbida e meno pratica per l’uso fuori dal frigo, anche se non arriva a risciogliersi: il punto di fusione della cera d’api è oltre i 60°. Da usare solo su vegetali!

In 6 mesi – 1 anno d’uso si rovina e va restaurata con l’applicazione di nuova cera.

Si trova in vendita ormai in qualunque negozio di prodotti bio. Finalmente esiste anche la versione italiana, non vegana, realizzata da Sonda Società Cooperativa Sociale Onlus, in provincia di Treviso, l’APEPAK®.

Diverse pellicole in cera autoprodotte
Una serie di pellicole in cera autoprodotte.

Farsela in casa sembra banale, ma non lo è, soprattutto se volete ottenere dei risultati comparabili alla pellicola in cera in commercio. Le variabili per un risultato impeccabile sono davvero molte.

Come autoprodurre la pellicola in cera

La cera d’api o la cera vegetale candelilla è l’ingrediente di base. Si può fare la pellicola anche con il 100% di cera d’api, ma non otterrete la stessa aderenza che possiedono quelli in commercio, data dalla resina di pino. L’olio di jojoba, che in realtà è anch’esso una cera (e pertanto non sostituibile con altri oli vegetali), evita alla superficie della pellicola di screpolarsi.
Sul sito Little Bee Fresh trovate anche un mix di cera già pronta, tutto bio (vi occorre solo il traduttore, perché il sito in tedesco).

La preparazione del tessuto

Si taglia e si fa l’orlo (o lo si taglia con una forbice a zig-zag) a dei pezzi di stoffa di cotone biologico o di recupero non elastici, della dimensione desiderata (se li usate al posto della pellicola, considerate il diametro delle ciotole che avete da coprire; se li usate per avvolgere un panino, la dimensione sarà diversa e dipendente da che tipo di panini siete soliti mangiare). Più sottili sono i tessuti che usate, meglio funziona la pellicola.

Ingredienti (per 2 pezzi di stoffa da 25×25 cm)

  • 20g cera
  • 10g olio di jojoba bio

Preferisco non aggiungere anche resina di pino. Quest’ultima non è facile da trovare adatta al contatto col cibo. C’è chi se la fa direttamente raccogliendo la resina nel bosco e facendo evaporare la trementina, che è l’elemento più tossico della resina. Dovreste riuscire a trovarla in polvere e garantita adatta al contatto col cibo. Altrimenti provate con la resina di Damar, che sembrerebbe più adatta al contatto con gli alimenti, che normalmente si usa per la tecnica dell’encausto (pittura e restauro).

La ricetta in questo caso prevedrebbe: 40 g cera d’api bio, 40 g di resina di pino in polvere adatta al contatto col cibo, 10 g di olio di jojoba bio. C’è chi mette solo 1/4 di resina rispetto alla cera d’api e sostiene che si ottenga comunque la giusta consistenza della pellicola. Sperate che la resina di pino non faccia grumi. Con circa 90g di prodotto vi potete ricoprire circa 6 pezzi di tessuto grande 30×30 cm.

La preparazione della cera

Se non recuperate un blocco di cera d’api da un apicoltore, vi potete risolvere un po’ di problemi pratici ad acquistarla direttamente in pastigliette da chi vende prodotti per autoprodurre cosmesi naturale. La Droguerie Ecologique®, se la trovate in vendita in Italia, la fornisce -non bio- in sacchetti di carta. Biologica la acquistate su Aroma Zone (in sacchetti di plastica). Altrimenti la trovate da La Saponaria (in scatolette di plastica). Sempre su Aroma Zone trovate la cera candelilla vegana, già in pastigliette.

Cera d'api in pastigliette

Se avete invece recuperato la cera d’api dall’apicultore o se avete un panetto mix già pronto dovete decidere se annoiarvi a morte grattugiando la cera, oppure scioglierla a bagnomaria.

Più pratico è spezzare la cera in pezzi e metterla a sciogliere a bagnomaria in un contenitore di latta o alluminio di recupero, perché resterà sporco.

Grattugiare, invece, significa sottoporsi ad una discreta tortura: la cera d’api è molto sensibile alla temperatura (è proprio per questo che la usiamo in sostituzione della pellicola per alimenti) e quindi si appallottolerà sempre di più man mano che la grattugiate e che la grattugia e le vostre mani si riscalderanno. Lo stesso vale se utilizzate i panetti di mix di cera già pronti. Pezzetti di cera cadranno ovunque e vi appiccicheranno tutta la zona della cucina dove state lavorando. Attività da non fare in estate. È un po’ più agevole se la mettete preventivamente nel freezer e se la grattate con un coltellino seghettato.

Il vantaggio se la grattate è che è più facile ottenere una corretta quantità di rivestimento: se mettete troppa cera la pellicola tende a creparsi ed è più rigida e meno efficace.

Quale metodo usare?

Una volta grattugiata o sciolta dovete decidere se usare il metodo ferro da stiro o forno.

Il metodo col ferro da stiro prevede l’uso di due pezzi di carta da forno (possibilmente la versione compostabile, che si trova nei negozzi di prodotti bio), al cui interno inserite la stoffa, preventivamente ricoperta di pezzetti di cera grattugiati o cera liquefatta. Passate col ferro da stiro ben caldo, con movimenti circolari, per rendere la superficie omogenea.

Io mi trovo meglio con il metodo nel forno. Intanto potete procurarvi un tappetino in silicone così non dovete usagettare la carta da forno, se ne volete fare un po’, anche da regalare. Appoggiate la stoffa sul tappetino sopra una teglia da forno, versate sopra la cera grattugiata o liquefatta e spargete l’olio di jojoba a gocce in maniera omogenea sul tessuto.

Preparazione del tessuto in cotone

Mettete la teglia in forno a 100-150° per il tempo che basta affinché si sciolga uniformemente (anche quella precedentemente liquefatta dovrà risciogliersi, perché si sarà solidificata immediatamente una volta versata sul tessuto e non otterrete nulla di uniforme). Se dovesse avere delle aree ancora non ben cerate, passate con un pennello usato solo per questo scopo (diventerà impossibile da lavare), evitando di scottarvi.

Jojoba e cera d'api sciolti sul tessuto
Abbiamo usato una cera non purificata: si vedono le tracce di propoli.

Se vi accorgete di aver messo troppa cera, basta rimettere la pellicola nel forno e appoggiarci sopra una nuova stoffa: assorbirà la cera in eccesso e avrete ottenuto due pellicole in cera.

Recupero cera in eccesso su altro tessuto

Mettete le vostre pellicole in cera a stendere e in un attimo la cera d’api si sarà solidificata e potrete subito cominciare ad usarle!
Ricordatevi di lavarle solo con acqua fredda e sapone delicato (meglio se autoprodotto): con l’acqua calda la cera si scioglie e si rovinerebbero subito.

Se volete approfondire, in inglese: facedownwaste.com/really-need-pine-rosin-make-beeswax-wraps (non dimenticate di leggere tutti i commenti).

Bolzanina di nascita e cittadina del mondo di adozione. Camminatrice e autoproduttrice professionista. Laureata in scienze della comunicazione, dal 2007 realizza documentari e pubblica libri su tematiche ambientali.

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